{"id":5389,"date":"2021-04-04T12:01:39","date_gmt":"2021-04-04T11:01:39","guid":{"rendered":"https:\/\/sgsolutionsrl.it\/lecologia-dei-resi\/"},"modified":"2021-04-04T12:01:39","modified_gmt":"2021-04-04T11:01:39","slug":"lecologia-dei-resi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/falatech.it\/en\/lecologia-dei-resi\/","title":{"rendered":"L&#8217;ecologia dei resi"},"content":{"rendered":"<div>Tra gli effetti economici della pandemia, la crescita dell&#8217;ecommerce &amp;egrave; uno dei pi&amp;ugrave; evidenti. Tra zone rosse, negozi chiusi e lockdown pi&amp;ugrave; o meno rigidi l&#8217;ecommerce &amp;egrave; stato un&#8217;ancora di salvezza per molti. E mentre tante attivit&amp;agrave; tradizionali hanno dovuto fare i conti con una crisi senza precedenti, gli operatori dello shopping online e il loro indotto, prime tra tutte le aziende di logistica, hanno prosperato. Secondo uno studio inglese nel 2020 l&#8217;ecommerce &amp;egrave; cresciuto del 30% rispetto all&#8217;anno precedente, la crescita pi&amp;ugrave; alta dal 2007.. Ma, si sa, quando si compra a distanza spesso la sorpresa &amp;egrave; dietro l&#8217;angolo: quel vestito che in foto ci piaceva tanto n realt&amp;agrave; non ci sta poi cos&amp;igrave; bene, le scarpe sono del numero sbagliato, il tessuto della maglia non &amp;egrave; morbido come ci aspettavamo. E cos&amp;igrave;, parte il reso. E proprio la possibilit&amp;agrave; di resi gratuiti e senza impegno sembra essere stata una delle motivazioni che in questi mesi di clausura ha convinto anche i pi&amp;ugrave; scettici ad acquistare online.<br \/>\nUno su quattro. Uno studio pubblicato lo scorso anno da un&#8217;associazione di categoria di commercianti britannici ha stimato che circa il 25% dei prodotti di abbigliamento acquistati su Internet viene restituita ai venditori, e quasi la met&amp;agrave; degli acquirenti online nel 2020 ha effettuato almeno un reso.<br \/>\nMa se restituire un acquisto sbagliato per l&#8217;utente &amp;egrave; questione di pochi click, per il venditore &amp;egrave; un vero problema economico e non solo: il pacco deve essere ritirato da un corriere e una volta rientrato in magazzino il prodotto deve essere verificato ed eventualmente reimmesso nella catena logistica.. Spesso significa dover rifare a mano la confezione e ed effettuare, sempre manualmente, operazioni come l&#8217;etichettatura e lo stoccaggio. Se il bene in questione &amp;egrave; di basso valore, spesso conviene farlo finire direttamente in discarica. L&#8217;impatto complessivo di un reso &amp;egrave; insomma tutt&#8217;altro che trascurabile: Rebond Returns, azienda specializzata nella gestione dei resi per i grandi operatori dell&#8217;ecommerce, ha visto lievitare i propri volumi del 63% nel corso della pandemia.<br \/>\nResi pi&amp;ugrave; complessi. Per limitare il numero di resi e il loro impatto, i giganti dell&#8217;ecommerce e i loro partner specializzati stanno provando diverse soluzioni: molti stanno rendendo obbligatoria la compilazione di un questionario che va ad indagare nel dettaglio i motivi del reso, mostrando anche il costo ambientale della restituzione in termini di CO2.<br \/>\nAltre aziende prima di procedere con il reso chiedono al cliente una foto dettagliata dell&#8217;oggetto in questione e provano a risolvere la questione offrendo al cliente un rimborso parziale o, nel caso in cui l&#8217;oggetto sia arrivato rotto, il costo della riparazione. Insomma, ogni volta che facciamo un ordine online, assicuriamoci di comprare la cosa giusta perch&amp;egrave; il reso non &amp;egrave; gratis. Soprattutto per l&#8217;ambiente.<br \/>\n.<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra gli effetti economici della pandemia, la crescita dell&#8217;ecommerce &amp;egrave; uno dei pi&amp;ugrave; evidenti. Tra zone rosse, negozi chiusi e lockdown pi&amp;ugrave; o meno rigidi l&#8217;ecommerce &amp;egrave; stato un&#8217;ancora di salvezza per molti. 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